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martedì 20 marzo 2012

Sindrome di Peter Pan

Donne, attente all'uomo affetto dalla sindrome di Peter Pan!

La sindrome di Peter Pan è quella situazione psicologica in cui si trova una persona immatura, che si rifiuta o è incapace di crescere, di diventare adulta e di assumersi delle responsabilità.
Le persone che, durante l’infanzia, sono state poco amate, sviluppano crescendo un malessere e nell'età adulta avrà difficoltà a gestire i propri sentimenti e cercherà nella propria compagna l'amore materno. Questo nuovo sentimento però, può spaventarlo e angosciarlo e solo attraverso il sesso si sentono amate e sicure.
È un momento riassicurante, in cui l'uomo-bambino si lascia andare con il rischio di condurre una vita sessuale sproporzionata e/o incontrollabile. Altri possono diventare infedeli, nonostante una relazione soddisfacente, al solo scopo di sentirsi amate e stimate.
Ne “La favola di Peter Pan e la sindrome di Peter Pan “ di Costanza M.Rosaria, Peter Pan è i il bambino che si rifugia nell’isola che non c’è perchè ha paura di crescere e perchè il suo desiderio è quello di dare una “mamma” a tutti i bambini abbandonati.
Peter Pan è il simbolo dell’immaturità dell’adulto della sua superficialità,
della sua paura o incapacità ad assumersi le responsabilità verso sé e verso i propri figli, rinvia continuamente le scelte importanti, ed è indeciso sul proprio futuro. Ma queste sue insoddisfazioni e insicurezze, sono mascherate dalla disinvoltura o dal bisogno di difendere il proprio sé dai doveri esistenziali,senza riuscire ad intraprendere e conservare nel tempo, rapporti interpersonali autentici e soddisfacenti...


 
...Il trauma affettivo subito nell'infanzia agisce sulla psiche che si ripiega in modo involutivo su se stessa cercando di colmare quel vuoto di emozioni, attraverso un narcisismo deleterio.
Essere adulto significa per lui essere libero e padrone di sé stesso,
della propria esistenza e dei propri sentimenti.
In genere sono genitori che non sanno ascoltare i propri figli e sono incapaci di crescerli perchè ciò richiede tempo e sacrifici anche se si ritengono maestri di
una vita che non c’è. Guai ad intromettersi e far notare loro che sbagliano, faranno, per “infantile” ripicca, proprio tutto il contrario.
La loro personalità li spinge a fingere, mentire, imitare, recitare un
ruolo, inventare storie straordinarie, idealizzare in positivo le proprie sconfitte, spesso diventano maestri di se stessi e degli altri, esperti di psicologia e di socialità.
Chi è affetto da tale sindrome “è un essere perfetto – scrive il dott. Roberto Cavaliere – che vive in un suo mondo ideale; è vivace, curioso, brillante; ha un'inestinguibile sete di novità e di esperienze; è egocentrico, impaziente, "al di là del bene e del male"; è incapace di fare i conti con la realtà; è ottimista, impulsivo, incostante. Vive in un mondo che non esiste, l'Isola che non c'è, e non ha nessuna intenzione di abbandonarla.
Si sente perfetto, un Dio a cui tutto è dovuto, e davanti a cui il mondo s'inchina ammirato.
Le banalità quotidiane, le difficoltà della vita gli scivolano addosso, si sente speciale, superiore, vive nel futuro,nell'immaginario.
Se vuole qualcosa, lo vuole subito, anche a livello sentimentale scappa da un'avventura all'altra, imprendibile, sfuggente, sempre altrove.
si protegge dalla vita, con tutte le pene che questa comporta, con una patina di giocosità.
Gli uomini affetti dalla "sindrome di Peter Pan" vogliono che la compagna faccia loro da mamma, che li comprenda e che ceda sempre ai loro capricci, proprio come fa Wendy, sempre pronta ad assecondarlo.
Molto spesso questi uomini non riescono a stare senza la loro Wendy ma allo stesso tempo hanno il terrore dei legami e come Peter vogliono solo continuare a divertirsi”.
Per questi soggetti esiste solo l’amicizia da cui possono trarre benefici, non esiste il sacrificio della donazione. Dunque egoismo e narcisismo sono le manifestazioni primarie di coloro che sono affetti datale sindrome.
Le persone che non vogliono crescere e non vogliono essere coinvolti più di tanto nelle situazioni in cui vivono, con sempre più frequenza vanno a ricercare la loro felicità idealizzata (quella sessuale) nei luoghi virtuali e su internet. Questi siti danno sicurezza e si può comprendere visto che il fine sessuale, si realizza più velocemente che negli incontri “tradizionali”, ma crederci e volerci costruire storie serie è veramente pietoso.
La S.P.P. può essere la causa di numerose separazioni. La vita di coppia e familiare richiede tante rinunce e impegna la persona a darsi delle regole, a rispettare quelle dell’altro, ad assumersi delle responsabilità verso il partner e verso i figli.
Una immaturità che provoca screzi fra i coniugi, fa mettere in primo piano le diversità e non l’armonia di due esistenze, alimenta la convinzione che la famiglia opprime e non permette di valorizzare le proprie libertà e le proprie possibilità.
Ogni impegno viene preso come una costrizione inaccettabile e da qui l’intolleranza, il desiderio della fuga e il tradimento.
Due nuove identità si accavallano nella stessa persona: al nuovo partner si mostra un volto che in realtà non esiste e che, nel tempo, porterà a nuove fughe o all’accettazione di una nuova realtà peggiore della precedente, visto che l'individuo é ormai consapevole della propria incapacità di assumersi le sue responsabilità.
“Significativi sono questi voli della fantasia perché sono tipici di persone che inseguono le proprie ombre e cercano di attutire i richiami della coscienza. Costoro non sono in grado di far maturare il fanciullino che c'è in ciascuno di noi senza per questo cancellarlo, proprio come sostiene il "piccolo principe", ricordandoci di non dimenticare di essere stati fanciulli, ma che ciò non deve finire per costituire una gabbia esistenziale”.

Rapporto padre-figlio

L'IMPORTANZA DELLA FIGURA PATERNA NELLO SVILUPPO EVOLUTIVO DEL BAMBINO


Molti uomini, anche se diventati adulti, risentono dell’assenza della figura paterna che è venuta loro a mancare durante l’ infanzia e l’ adolescenza, vivono sempre la triste sensazione di un grande vuoto difficile da colmare. L’assenza paterna ha loro negato la capacità di diventare individui indipendenti sottraendogli gli strumenti necessari per affrontare la vita e la realtà esterna. La presenza paterna nel figlio maschio offre un modello diverso da quello protettivo offerto dalla madre e solo la presa di coscienza di questi due modelli affettivi permette al bambino di crescere armonicamente.

Erich Fromm psicologo e sociologo tedesco, sosteneva che l’amore del padre è diverso da quello della madre; infatti, mentre lei è chiamata ad offrire un amore “incondizionato” che deve rassicurare il figlio dandogli la sensazione di essere accolto nella vita e dentro essa; il padre deve invece assicurare un amore “condizionato” che deve dare al figlio gli strumenti per conquistare ciò che vorrà nel mondo mettendo in atto comportamenti efficaci anche di fronte alle difficoltà che la vita preserva.

Il figlio maschio dovrà identificarsi con la figura paterna e per fare ciò, avrà bisogno di riconoscere in lui qualità e capacità che lo stimolino ad entrare nel mondo degli uomini. Tra padre e figlio sarà fondamentale lo stare insieme. E’ attraverso “gioco” che il padre contribuisce alla creazione di un rapporto stabile con il figlio, stimolando l’esplorazione e la capacità di affrontare e risolvere i problemi. Attraverso il suo modello il bambino impara a gestire le proprie emozioni e a procrastinare gli impulsi, impara le regole e la disciplina, acquisisce stabilità affettiva e sicurezza.

Il padre è il modello fondamentale della propria identità sessuale. Quando un figlio vive una grande delusione o idealizzazione nei riguardi del padre, possono sorgere dei veri e propri disturbi di personalità Se il padre si manifesta competitivo e aggressivo blocca la personalità del figlio impedendogli di strutturarsi armonicamente. Di fronte ad un atteggiamento del genere il bambino non riesce ad integrare le emozioni violente che sente dentro di sé e vive un profondo stato d’ impotenza. Il figlio tenderà a compensare l’assenza del padre idealizzandolo in maniera spropositata. Ciò creerà un’immagine non veritiera che potrà causare non pochi problemi. Concludendo nel figlio maschio in cui la figura paterna è stata assente, si riscontrerà una maggiore difficoltà nel costruire la propria identità e la propria autoaffermazione.

L’assenza del padre determinerà invece nella figlia una difficoltà nell’instaurare rapporti affettivi. Il padre concorre in diversi modi alla formazione della personalità della figlia; in primo luogo fornendo un’immagine di “differenza” che aiuta i l processo di differenziazione dalla madre, fondamentale per potersi rapportare con persone dell’altro sesso. Per questo, quando ci sono difficoltà nel rapporto padre- figlia il problema che può derivare è di tipo relazionale e sarà proprio con gli uomini della sua vita che interferirà l’immagine interiorizzata del padre. Il passaggio della " fase edipica" è molto delicato ed è proprio in questo periodo che il padre dovrebbe trovare il giusto equilibrio tra distanza e vicinanza. Nel primo caso si rischia di creare una certa difficoltà e timore n el rapportarsi con gli uomini, nel secondo caso l’eccessivo coinvolgimento impedirebbe di vivere la relazione con altri uomini in modo libero, in quanto l’immagine idealizzata del padre risulterà sempre vincente. Sarà importante dunque l’apprezzamento nei confronta della figlia senza peraltro concedere troppa intimità per evitare “fissazioni” sulla sua figura, orientando la libido della bambina sul mondo esterno. La ragazzina deve avere sempre chiara la differenza tra femminile e maschile ed il padre dovrebbe aiutare la figlia a "staccarsi" da lui per aiutarla a conquistare l'autonomia ed a facilitare le future relazioni affettive e sessuali. Di conseguenza sarà fondamentale la presenza della figura materna che rappresenterà per la figlia un modello di riferimento onde evitare che si identifichi nel padre. Ciò causerebbe una situazione molto difficile che minerebbe la sua struttura interna e la sua capacità di relazionarsi con l’altro sesso.

IMMATURI!!!



La persona immatura risulta essere divisa in se stessa, in quanto vive una condizione di distonia, di disarmonia relazionale in base all’esperienza maturata nell’ambito familiare enfatizzando nel rapporto con gli altri o il potere egocentrico personale o l’autocompassione.
La persona con una profonda immaturità psico-affettiva, nel contatto sociale, mostra una incapacità alla sincerità, alla relazionalità, a intrattenere rapporti autentici con gli altri. Tende a fare gruppo con quelli nella sua condizione, cioè alla ricerca di una identità e di consenso, approvazione, commiserazione. Sostanzialmente si tratta di una situazione di infantilismo, che si maschera, molte volte, con l’autoritarismo, con il disprezzo verso gli altri, con una fermezza disumana, insensibile, con un’intransigenza tesa a fare giustizia, perché la prima ingiustizia è stata subita nell’ambito familiare sul piano affettivo. Incapacità di perdonare, di ricominciare sempre per un’esperienza familiare in cui non si è sperimentato il perdono, la riconciliazione come possibilità di ricostruire i rapporti incrinati per la fragilità umana.

giovedì 15 marzo 2012

STOP!!!

Non si rassegnava ad essere stato lasciato dalla sua ex compagna e l’ha perseguitata per mesi, fino a “rapirla” da una discoteca, picchiarla e morderla su una guancia. Arrestato. L’accusa: stalking.
Donne, ancora donne, sempre donne al centro della maggior parte dei casi di violenza: fisica e psicologica. In proporzioni spaventose rispetto agli uomini: 90% contro il 10 riservato all’altro sesso.
Non vorremmo esserci al centro di questi casi, non vorremmo “godere” di questo primato, di questo schiacciante risultato. Un risultato che ci vede saldamente al primo posto per ogni tipo di violenza che subiamo.
Lo stalking è un reato introdotto nel codice penale solo recentemente (dal febbraio del 2009) che prevede la possibilità di denunciare il proprio persecutore, in genere ex fidanzati, ex compagni, ex mariti, ex amanti.
Tutte le storie iniziano sotto i migliori auspici, ma è il tempo, quello soltanto che documenterà l’esattezza di quanto di vero ci fosse nelle parole, nei comportamenti, negli atteggiamenti dell’altro. Solo il tempo potrà dire quanto quella persona fosse come sembrava o bluffasse con lo scopo preciso noto solo alle sue meningi.
Non siamo perfetti e una storia che inizia può e, in alcuni casi deve, finire. Almeno lì ci si aspetta un po’ di chiarezza. Non rari invece i casi di uomini che vivono dentro una melma che li pervade in ogni piega della pelle e – come alcuni animali – ci si crogiolano dentro, abituandosi a vivere nella menzogna che distribuiscono a piene mani. Infine, dopo tutto, non sopportano neanche una qualunque forma di reazione.
Continuano a immaginare di far pagare alla propria ex quel qualcosa che proprio non è andata giù. Leggo di un uomo che ha spedito ad una sua ex 1770 sms, 38 in due ore. Persone che si introducono nei garage di casa, che chiamano al telefono e poi riattaccano, che usano comportamenti esasperanti.
C’è un numero, il 15 22 che potrebbe essere d’aiuto per non dover ancora subire, per non permettere a certi uomini (ma si possono chiamare così?) di fare la nostra vita a pezzetti. Comunque saranno gravi i contraccolpi per le vittime di questo odioso reato ed è per questo che prima possibile bisognerà correre ai ripari: denunciando. La pena è un sentimento che queste persone non solo non meritano, ma rischia che venga scambiata per debolezza: proprio quella che non devono mai ipotizzare per avallare sin troppo i loro contorti ragionamenti.

Cominciamo a progettare le nostre vacanze estive


L'estate è alle porte e cominciamo a sfogliare depliant e siti di vacanze da sogno. Scegliamo la meta che più ci aggrada. Ma non dimentichiamoci di chi ci ha sempre amato incondizionatamente!!! Ci sono tantissimi siti internet da cui attingere per organizzare vacanze nelle quali includere i nostri fidati amici, migliaia di strutture ricettive che accolgono anche loro, un esempio http://www.vacanzeanimali.it/, ma come questo tantissimi altri!!! Sono parte della famiglia, darebbero la vita per noi, non lasciamoli soli!!!
                                    




Quando il cucciolo arriva in casa




Abitare con gli animali domestici come cani o gatti, ci fa sentire meno soli e più amati. Chi ha in casa un amico a quattro zampe sa bene quanto e quale affetto regali ogni giorno.
Ma occuparsi di un cane o di un gatto è una scelta impegnativa. Un animale non è un passatempo contro la noia e la solitudine, ma un compagno bisognoso di cure e attenzioni. Perciò, quando un cucciolo arriva in casa è fondamentale portarlo subito dal veterinario per accertarne le condizioni fisiche e provvedere alle adeguate vaccinazioni. Ecco a cosa fare attenzione.
Adottare un cane
Quando in casa arriva un cane, la prima cosa da fare è abituarlo a non sporcare, portandolo fuori in orari regolari. Fino a quando non sarà terminato il periodo delle vaccinazioni, è meglio evitare la vicinanza con altri cani e stare attenti che non mangi niente per strada. Inoltre è importante nutrirlo in modo adeguato: il cane deve mangiare tutti i giorni una quantità di cibo proporzionata alla taglia e all’età. Va lavarto con specifici prodotti antiodore, accertandosi che non abbia le zecche o le pulci, che di solito si attaccano sul collo, sulla testa e dietro le orecchie. Per prevenirle è consigliabile mettergli un collare antiparassitario. Ricordiamoci inoltre che è obbligatorio iscrivere il nostro amico a quattro zampe all’anagrafe canina gestita dalla Asl di zona, la quale in seguito provvederà a tatuare l’animale. Il tatuaggio, obbligatorio per legge, è un segno di riconoscimento indispensabile per l’identificazione del padrone soprattutto nei casi di smarrimento.
Adottare un gatto
Se si decide di prendere un gatto, invece, non c’è bisogno di fargli il bagno, peché provvede da sé. Dobbiamo invece preparare una cassettina per i suoi bisogni e una cesta dove possa dormire. Se abitiamo in un appartamento, lasciamogli a disposizione, su un balcone, una ciotola con acqua fresca, un vaso con erba gatta e la cassetta per i bisogni. Per quanto riguarda l’alimentazione, i gatti sono carnivori e hanno un bisogno limitato di altri cibi. È molto utile tenere, in un angolo della casa, uno zerbino, dove il gatto possa affilarsi le unghie, senza rovinare tende e divani.
Le regole igieniche di base
La presenza di un animale domestico nella propria abitazione impone alcune regole igieniche, necessarie per proteggerci dalle infezioni che potrebbe trasmetterci. Ricordiamoci che sia i cani, sia i gatti, vanno spazzolati regolarmente, per impedire che i loro peli si spargano per casa. Tutto quello che l’animale tocca deve essere lavato regolarmente: le lettiere, le ciotole dell’acqua e del cibo. La biancheria utilizzata per loro non deve essere lavata insieme a quelal delal famiglia umana. I pavimenti delle stanze dove gli animali hanno accesso vanno disinfettati e puliti regolarmente.

Se in casa ci sono dei bambini, bisogna raccomandare loro di non baciare o lasciarsi leccare dall’amico a quattro zampe, né di portare le mani alla bocca dopo averlo toccato. Infatti il pelo degli animali, la saliva, le unghie, possono essere contaminati da germi.
Ma per quanto riguarda i gatti, bisogna distinguere: quelli che non escono mai di casa presentano un rischio di infezioni molto limitato.
Problemi col condominio?
Chi ha scelto di adottare un animale e vive in un appartamento deve spesso affrontare il problema dei regolamenti condominiali. È bene sapere che nessun regolamento può impedire di tenere cani, gatti o altri animali domestici in casa propria. Le norme condominiali disciplinano solo la tenuta degli stessi nelle parti comuni, nelle quali possono esserci restrizioni, in particolare se gli animali sono fonte di danni e disturbo per gli altri condomini.
Per vietare eventualmente la tenuta di animali all'interno delle aree private, occorre una delibera adottata all'unanimità, oppure che tale divieto sia contenuto in un regolamento contrattuale. Si tratterebbe, infatti, di imporre un vincolo al libero esercizio del diritto di proprietà dei condomini, poiché gli animali, per la legge italiana, sono considerati "beni", e dunque tutelati in quanto parte del patrimonio personale.

La normativa sugli animali domestici


La normativa che regola l’universo animale è davvero nutrita e riguarda non solo i diritti dei piccoli amici domestici ma anche i doveri dei loro padroni. Ecco di seguito una panoramica delle principali leggi ed ordinanze in materia.
  • Legge 29 luglio 2010, n. 120, che ha introdotto modifiche al Codice della strada, tra cui le sanzioni per chi non si ferma a prestare soccorso ad un animale domestico investito.
  • Ordinanza del 3 marzo 2009, "Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani", emanata dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali: responsabilità civile e penale dei proprietari ed eliminazione della lista delle razze pericolose.
  • Ordinanza del 13 gennaio 2007, "Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione di cani", emanata dal Ministero della salute: obbligo di museruola o guinzaglio per i cani.
  • Ordinanza del 27 agosto 2004, "Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività di cani", emanata dal Ministero della salute in seguito ai numerosi attacchi verificatesi durante l’estate 2004 da parte di alcuni pitt bull.
  • Legge numero 189 del 20 luglio 2004, "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate".
  • Accordo del 6 febbraio 2003 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy;
  • Ordinanza del 24 dicembre 2002 relativa alle pellicce di cani e gatti.
  • Ordinanza del dicembre 2002, "Misure cautelari per la tutela dei cani e dei gatti".
  • Convenzione Europea di Strasburgo del 13 novembre 1987 sulla protezione degli animali da compagnia.
  • Articoli 86, 87 e 91 del Regolamento di Polizia Veterinaria inseriti nel decreto del Presidente della Repubblica numero 320 dell’8 febbraio 1954.

Sfatiamo il mito "animali=allergie"


Se pensavate che allevare un cane o un gatto in casa - con tutto lo spargimento di peli che ciò comporta - possa contribuire a fare insorgere le allergie nei bambini, prendete in considerazione i risultati di questo studio del Department of Public Health Sciences dell'Henry Ford Hospital di Detroit (Usa). I ricercatori, che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista Clinical & Experimental Allergy, avrebbero scoperto che la probabilità di sviluppare un'allergia agli animali domestici potrebbe diminuire proprio con la vicinanza dei cuccioli nei primi mesi di vita.
La ricerca è stata condotta intervistando 565 diciottenni, una parte dei quali era cresciuto, nel primo anno di vita, con un cane o un gatto in casa. Cani e gatti sono stati considerati separatamente. Ecco i risultati. I bambini che avevano in casa un cane nel primo anno di vita hanno riscontrato metà delle probabilità di contrarre un'allergia ai cani all'età di 18 anni, rispetto a quelli che non avevano il cane. Anche la vicinanza di un gatto, sempre nel primo anno di vita, sembrerebbe comportare una minor probabilità di diventare allergici ai felini da adulti. L'esposizione agli animali domestici in altre fasce d'età non sembrerebbe invece avere effetti misurabili.

Link consigliato
Lifetime dog and cat exposure and dog- and cat-specific sensitization at age 18 years (i risultati dello studio, in inglese)